Il blog di

Franco Stefanini

 

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  • Franco Stefanini

Avvoltoi?



Ce l'abbiamo con i medici, gli infermieri, gli OSS che lavorano in sanità?

No. Non è con loro che siamo arrabbiati.
E “arrabbiati” non è la parola giusta. “Arrabbiati”, sappiatelo, configura un eufemismo. Non è con gli infermieri, né con i medici, e neppure con i paramedici e il personale sanitario. Né con il sistema, che non esiste, se non nei discorsoni dei politici. Noi siamo FURIOSI, e imbufaliti e davvero-davvero incazzati con chiunque scelga di lavorare nel mondo sanitario e non solo non faccia bene il proprio mestiere, ma lo faccia tanto male da mettere a repentaglio la nostra vita e quella di chi amiamo.

Abbiamo scelto questo lavoro, quello di tutelare il diritto alla salute di chi si rivolge a noi, perché eravamo SCHIFATI – e anche un po’ increduli – dalle storie che ci raccontavano.

Questo è un lavoro difficile, che ci impala sulla pubblica piazza un giorno sì e l’altro pure e di norma, ai commenti richiamati nell’immagine, noi, nemmeno rispondiamo più.

Vi chiedete perché?

Perché sappiamo che chi commenta in quel modo, nemmeno legge. O NON FINO IN FONDO.

Già, che leggere, tutto, fino in fondo, costa fatica, vero? Più facile saltare sul pulpito, puntare il dito e urlare sentenze cariche di mitragliate di punti esclamativi e strafalcioni grammaticali. La rabbia! È quella che parla. È la rabbia che impreca e abbaia, nei commenti come questo. Forse di chi fa il proprio mestiere con amore e tutta la passione del mondo. E non capisce (o non vuole o finge) o non crede ci sia un altro modo. Più barbaro. Opportunista. Svogliato e spento e mortale. Un modo che uccide. Che rovina vite. Che spezza esistenze e cancella sogni facendosi beffe di quelli come noi, formichine di fronte a un titano.

Lo facciamo per soldi. Sì. Bene. Ora che lo sapete (pur non avendone mai fatto un mistero), potete anche crocifiggerci. Ridere di noi. Pubblicare altri insulti. Non ci tocca. Andremo avanti. E, sì, lo facciamo per soldi, in cambio di una percentuale sul risarcimento ottenuto da chi si rivolge a noi. Non chiediamo niente fino alla fine. Se non c’è risarcimento, noi non prendiamo un euro. Né lo recuperiamo. Lavoriamo con avvocati (che non si fanno pagare con promesse o banconote del Monopoli) e pool di medici specializzati (le cui parcelle sono anticipate da noi, a prescindere dal risultato). Non accettiamo tutti i casi che ogni giorno ci vengono proposti. Non possiamo seguire tutti. Non facciamo promesse che non possiamo mantenere. Scegliamo di seguire solo situazioni in cui riconosciamo il dolo, l’inganno, la colpa grave. Fenomeni eclatanti. Soprusi. Errori madornali nascosti e rinnegati. Non ci battiamo per un inserviente nervoso o poco accomodante. O un medico stressato. Per un buongiorno mancato, per un letto stropicciato. Né per errori sistemici, umani e – per quanto gravi, specie per chi li subisce- comprensibili, tollerabili. Diventiamo delle furie contro quello che proprio non si può tollerare. Contro le cartelle cliniche contraffatte. Contro gli errori perpetrati, e nascosti e negati. Contro lo schifo. Contro le aberrazioni. Contro le bugie che costano la vita. Contro ciò che se non fosse davvero accaduto, e documentato sembrerebbe un horror. O un paradosso. Con noi e per noi lavorano medici, professori, ricercatori, scienziati. Persone con conoscenze specifiche. Uomini e donne che sanno di cosa parlano. I dati ufficiali della Commissione per il rischio clinico, parlano di 320.000 casi l’anno di “malpractice” – (fonte: Ministero della salute).

Noi non siamo pazzi. Noi non facciamo soldi facili sulla pelle della gente. Noi non ci battiamo contro la morte, che fa parte della vita e su cui non c’è proprio nulla da dire. Noi non ce l’abbiamo con chi lavora sotto-pagato e fa del suo meglio e anche di più. Non siamo indignati con i medici che lavorano diciotto ore al giorno per giorni e giorni di fila. Né con gli infermieri costretti a turni disumani. Né con un “sistema” corrotto e votato all’impresa. O con le aziende ospedaliere e farmaceutiche che speculano. Noi. Ci battiamo. Contro. Persone. Che si comportano come se non fossero persone. Ma animali. Sapendo che se fossero animali, in molti casi, tutti documentabili, si comporterebbero meglio.

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