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Franco Stefanini

 

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  • Franco Stefanini

Errore medico: quando la diagnosi è errata



«Errare humanun est»

Lo sappiamo tutti e nessuno di noi può dire di non aver mai sbagliato.

Quando però sul tavolo c’è la vita, intesa come sopravvivenza e benessere, di un essere umano, le cose si complicano e l’effetto di un’errata diagnosi può essere devastante, provocare disastri e addirittura seppellire persone e speranze.

Succede spesso.

Succede ovunque.

In ogni regione, in tutti gli ospedali. E miete vittime.

Il fatto è che alcuni errori non sono evitabili e vengono addirittura definiti “sistemici”, quasi fisiologici. Altri, andrebbero limitati, ma fino a che l’omertà avrà la meglio all’interno delle strutture sanitarie, fino a che non impareremo a riconoscere gli sbagli, a evidenziarli, a farli emergere, non riusciremo a cambiare niente, a migliorare alcunché.

Qui, da noi, in questo bellissimo Paese, non si usa parlare, salvo che di gossip, ovvio e di grandi promesse, come slogan pubblicitari da campagna elettorale.

Qui da noi, si sta zitti. Si copre il misfatto. Si fa comunella con il potente, abbassando la testa e – contemporaneamente – il livello del servizio prestato.

Chi osa aprire il becco, diventa il NEMICO. Chi si lamenta, o prova a dire la sua, viene trasferito, emarginato, licenziato.

Il potere va preservato, così come lo status quo.

I “baroni” non sbagliano. I primari nemmeno. Le equipe non sono mai farlocche. E c’è sempre – o quasi – una buona (e apparentemente legittima) giustificazione per tutto.

Certo, non serve fare filippiche sulle buone intenzioni, né alimentare il fuoco della medicina difensiva… Ma se fosse tua la figlia morta per peritonite a sette anni dopo essere stata mandata a casa con sufficienza, o tua la madre, rispedita al domicilio con un’emorragia in corso?

Se fosse tuo il bambino leso, offeso, ferito, rovinato per sempre dal pressappochismo, dall’inettitudine e perfino dalla stanchezza del medico che sbaglia?

Cosa faresti? Come parleresti? Cosa vorresti?

Se fosse mia la bambina, o la mamma, vorrei che il colpevole venisse allontanato e che in tutta la sua vita non potesse più tenere in mano nemmeno un paio di forbici, di quelle con le punte arrotondate e il manico di plastichina.

Vorrei che smettesse.

E non di sbagliare, ma di essere a contatto con la vita delle persone.

E vorrei che fosse il sistema a denunciarlo, e non solo io.

Se fossi la vittima di un’errata diagnosi, vorrei che venisse a galla e che non si ripetesse più.

Questi, a nostro avviso, sono alcuni dei grandi impegni di chi lavora con la vita umana e ha - o dovrebbe avere - l’obbligo di fare del proprio meglio per salvaguardare la vita.

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