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Franco Stefanini

 

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  • Franco Stefanini

Evento avverso in ospedale. Cos’è?



“Evento avverso” si usa per descrivere episodi o effetti contrari alle aspettative, spiacevoli. A volte fatali.

Un evento avverso può essere imprevedibile e casuale, come un incidente, oppure può essere causato da imprudenza, imperizia o negligenza.

In ambiente sanitraio, può riguardare la farmacologia, la chirurgia, la terapia o la diagnostica.

Può toccare il paziente, i visitatori o il personale sanitario.

Può ledere la vita, recidendola o compromettendola, di tutti gli attori coinvolti: vittime e colpevoli ne vengono toccati e – in qualche modo – investiti.

Quando si parla di evento avverso, chi subisce soffre, chi colpisce viene punito (o dovrebbe esserlo). Entrambe le parti, in ogni caso, pagano.

  • Un evento avverso accade quando vai a trovare tua zia, entri in reparto, vedi il cartello che indica il pavimento bagnato, scivoli e ti fai male.

  • Succede quando il medico sbaglia diagnosi, magari perché non approfondisce o perché prende una cantonata.

  • Si verifica quando ci si dimentica di monitorare un paziente, magari per ore.

  • Succede quando si sbaglia il farmaco, o i farmaci.

  • O quando il farmaco è giusto ma la somministrazione non lo è.

  • Accade quando durante un intervento si verifica un errore.

  • Quando la stessa equipe chirurgica è un errore, come sembra sia successo nel caso degli scandali scoppiati al San Raffaele di Milano.

  • Quando l’intervento va bene, ma nel paziente restano attrezzi (bisturi, garze, tamponi).

  • Oppure quando un’operazione (anche di routine) va male, ma nessuno se ne accorge o fa finta di niente e il paziente muore.

Il tema è delicato.

Riguarda la nostra salute, prima della produttività e dell’efficienza degli ospedali. Il Ministero lo sa e ciclicamente produce materiale, documenti, informative, linee guida, per aiutare il sistema sanitario a riconoscere gli eventi avversi, per limitarli. Invita le aziende ospedaliere ad autoregolarsi. Spiega come. Dà consigli. Suggerisce procedure.

Il sistema risponde. Si adegua. Ma non sempre come dovrebbe e ogni anno, documenti ufficiali a parte, il numero di eventi avversi non diminuisce come ci si aspetterebbe.

Perché?

Perché viviamo in un paese di pecore e lupi.

Pecore che vedono ma non possono parlare e che temono che se anche parlassero non verrebbero mai ascoltate.

E lupi, dai denti affilati e dai curricula altisonanti.

Lupi in cattedra, intoccabili come Faraoni. In camice verde, o in toga.

Le pecore e i lupi non vanno d’accordo, si sa.

Per lo meno fino a quando la pecora non trova il modo per ingaggiare un cacciatore, sceglierne uno che non la faccia allo spiedo ma la protegga e la difenda. Senza chiedere anticipi, ma valutando, a proprie spese, il rischio.

Fonti:

Pubblicazioni del Ministero della salute

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