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La nuova legge sulla responsabilità medica



La si invocava da anni, nella speranza che potesse aiutare a fare un po' di chiarezza. Ora c'è, ma sarà davvero utile?

Parliamo della nuova legge sulla responsabilità medica, il cosiddetto DDL Gelli, che nei giorni scorsi è stato approvato in via definitiva del Parlamento.

È il risultato di un iter sofferto, durato più di dieci anni.

In linea generale, una norma di questo tipo dovrebbe proteggere due diritti complementari:

  1. quello del professionista onesto e preparato a svolgere serenamente il suo lavoro;

  2. anche quello del paziente che ha subito un danno a ottenere giustizia (possibilmente in tempi non biblici).

Se uno di questi due diritti viene meno, l'intero sistema sanitario cede.

Ad esempio, se un medico lavora con l'incubo costante di essere trascinato in tribunale, tenderà, pur di tutelarsi, a prescrivere esami e cure non necessari, alimentando così quella “medicina difensiva” che fa spendere inutilmente denaro e risorse.

Quanto, poi, ai danni subiti dai pazienti e mai risarciti, basta scorrere le pagine di questo sito per averne, purtroppo, una triste campionatura.

La nuova legge sulla responsabilità medica cerca di intervenire su problemi, ma lascia alcuni nodi irrisolti.

Particolarmente controversa la questione della responsabilità penale del medico.

La norma, infatti, interviene su un articolo del codice penale (“Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario”) e stabilisce che, nei casi di imperizia, il medico non sia punibile se ha rispettato le linee guida validate da società scientifiche accreditate e pubblicate dall'Istituto Superiore di Sanità.

Insomma, il ragionamento, a discolpa del medico, dovrebbe essere: “Magari ho sbagliato, ma ho fatto tutto quello che la comunità scientifica consiglia di fare in questo caso”.

La medicina, però, non è una scienza riducibile esclusivamente a freddi dati matematici.

Ogni paziente è un universo a sé e ha caratteristiche proprie. Per questo la legge afferma che il medico non è punibile quando segue le linee guida, ma solo se queste risultano adeguate al caso concreto. Niente sacri testi dietro cui nascondersi, dunque, né un'indicazione tipo “fai così e senza ombra di dubbio sarai al sicuro”.

In realtà, questo orientamento era già contenuto nel “diritto vivente”, nella prassi della giurisprudenza. Ecco perché, in una lettera indirizzata al Quotidiano Sanità, l'avvocato Ester Molinaro sostiene che, almeno da questo punto di vista, il ddl Gelli non rappresenta una vera novità, ma piuttosto un'occasione persa.

Ora potremmo addentrarci più a fondo nel ginepraio degli articoli e dei commi, passando al vaglio sentenze e singole parole, ma forse rischieremmo di tradire il nostro vero lavoro.

Chi porta addosso i segni indelebili di un danno grave o chi per un errore ha perso una persona cara non è in cerca di “cavilli”, ma di risposte.

Fonti

Da Quotidiano Sanità

"Ddl Gelli. Un’occasione mancata: nessun cambiamento in materia di responsabilità penale"

Clicca sul link in rosso per leggere l'intero articolo.

Quotidiano Sanità - 11 marzo 2017

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