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Strumenti fuori uso ed esami clinici impossibili


Strumenti fuori uso ed esami clinici impossibili

Gli uomini non sono macchine, però dietro alle macchine ci sono sempre gli uomini. E in ambito medico, se uno strumento funziona male, è guasto o non è sottoposto alla necessaria manutenzione, le conseguenze possono essere drammatiche.

Quando si parla di malasanità, vengono subito in mente gli errori (talvolta madornali) di medici, infermieri e operatori sanitari. A volte, però, il quadro è più complicato, perché nel delicato itinerario che porta dalla diagnosi alla cura entrano in gioco tanti fattori.

Un posto sempre più rilevante spetta alla tecnologia. Sia prima di intervenire, sia nel momento in cui agiscono, oggi i medici si affidano a macchinari sempre più sofisticati e complessi, in grado di sondare e scandagliare ogni punto del nostro corpo, compresi i recessi più oscuri. Ma cosa può accadere se questi strumenti di precisione si rompono?

Chi paga le conseguenze se, per trascuratezza o per mancanza di risorse, non vengono riparati?

Uno dei casi più dolorosi arriva dalla Puglia e risale a pochi mesi fa.

Un uomo di 37 arriva all'ospedale di Lecce in gravi condizioni: ha un'emorragia cerebrale. Servirebbe urgentemente un'angiografia, cioè un esame dei vasi sanguigni. Ma lo strumento per praticarla è fuori uso da un mese. Seguono momenti concitati: la situazione peggiora, bisogna trovare urgentemente un altro ospedale in cui praticare l'angiografia. Dopo tre ore d'attesa l'uomo viene trasferito a Brindisi: un viaggio inutile. Anche lì l'angiografo va in tilt. Il paziente muore poco dopo.

Può darsi che il suo destino fosse comunque segnato, ma sui due nosocomi grava un dubbio atroce. Se gli strumenti fossero stati in funzione, sarebbe stato possibile salvare quella vita?

E subito altre domande invadono la mente.

Quello dei due angiografi è stato un guasto improvviso, una sciagura imprevedibile? No, purtroppo no. I retroscena svelano dettagli di un quadro raccapricciante. Pare che, almeno a Lecce, la situazione fosse nota da tempo.

Quello strumento era vecchio di vent'anni, si guastava di continuo: lo sapevano i dirigenti, lo sapevano anche i media locali, che all'argomento avevano dedicato dure inchieste. Secondo alcune fonti, l'ospedale avrebbe addirittura avuto a disposizione due nuovi angiografi, ma questi non sarebbero mai stati installati.

Un caso grave quanto isolato – si potrebbe pensare. Purtroppo invece, scorrendo le cronache ospedaliere, da Formia a Locri, si incontrano diversi casi di strumenti medici allo sfascio ed esami clinici divenuti impossibili.


Lo conferma anche l'esperienza diretta dei pazienti: nei rapporti stilati da varie associazioni di categoria, le denunce per il malfunzionamento di macchinari sono frequenti. In alcuni casi superano anche quelle relative alla scarsa igiene nei reparti e ai locali fatiscenti.

Fonti

Il Fatto Quotidiano: “Puglia, angiografi rotti, 37enne muore. L'Asl apre un'inchiesta”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/12/puglia-angiografi-rotti-in-due-ospedali-37enne-muore-lasl-apre-uninchiesta/3251963/

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