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  • Franco Stefanini

Selfie in sala operatoria: se il paziente diventa un trofeo


«Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro […] di evitare ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione».

Così c'è scritto, nero su bianco, nel giuramento di Ippocrate, il testo base che regola l'etica sanitaria e che ogni neo-medico pronuncia solennemente prima di intraprendere la professione. Evidentemente, con l'andar del tempo, qualcuno ha bisogno di un “ripasso”.

Nei giorni scorsi, il Ministero della Salute è stato costretto a intervenire con una circolare per proibire il fenomeno del “selfie” (autoscatto col telefono) in sala operatoria.

Basta scorrere le pagine di qualche giornale on-line per trovare un campionario di foto che spaziano dal patetico al raccapricciante: equipe immortalate in atteggiamenti stile Fonzie, ma con mascherine verdi e guanti insanguinati.

Qualcuno si è spinto anche oltre: non mancano scatti di pazienti distesi sul tavolo operatorio. A volte si vedono perfino i tagli e le ferite. Ci sono medici, infermieri e tecnici che hanno postato foto di questo tipo sulle loro bacheche Facebook. Non stiamo parlando, purtroppo, di un fatto isolato, ma di una vera e propria moda, dilagata negli ultimi anni da Nord a Sud. Così ora il Ministero dice basta.

«Atteggiamenti di questo genere» si legge nella circolare «violano la privacy dei pazienti, offendono i malati e gli stessi chirurghi». Ci è voluto un documento formale per asserire un concetto ovvio a chiunque sia dotato di un minimo di buon gusto e senso della misura.

D'accordo, ma che c'entra tutto questo con gli errori medici?

La malasanità è fatta di storie grandi e piccole. Ci sono gli errori eclatanti e irreversibili, ma ci sono anche gli atteggiamenti, i pregiudizi, le prassi pericolose. E quando l'ambiente “si ammala”, è molto più facile che si insinuino gli sbagli.

Le sale operatorie, lo sappiamo benissimo, non sono quei luoghi asettici descritti dalla serie tv. Tra medici e infermieri ci sono commenti per stemperare la tensione e garantire il giusto distacco necessario alla riuscita dell'intervento. Ci sono frasi ironiche, a volte perfino battute a sfondo erotico: chi passa accanto alla morte si aggrappa, come può, alla vita.

Tutto questo è umano, è comprensibile. Però dovrebbero esserci dei confini. Pazienti che smettono di essere persone per diventare trofei da esibire nell'assurda caccia al “like”, luoghi di malattia trasformati in palchi per l'esibizionismo personale: qualcosa si è rotto, qualcosa non va. Il rapporto paziente-medico è già di per sé delicatissimo, proprio perché asimmetrico. Da una parte c'è il totale affidamento. Dall'altra dovrebbe esserci, sempre, il rispetto. Che cosa può accadere se il rispetto scompare per diventare autoesaltazione, delirio di onnipotenza, o semplicemente stupidità?

Fonti

Adnkronos, “Stop a foto e selfie in corsia, ministero sollecita intervento ordini” http://www.adnkronos.com/salute/sanita/2017/04/15/stop-foto-selfie-corsia-ministero-sollecita-intervento-ordini_sctbOTlN6aeXCArO18xXlI.html?refresh_ce

Corriere del Mezzogiorno, “Il ministro Lorenzin vieta foto e selfie in sala operatoria” http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/salerno/cronaca/17_aprile_18/ministro-lorenzin-vieta-foto-selfie-sala-operatoria-dfde9b8e-23fb-11e7-9550-73585a09d4e9.shtml

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