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  • Franco Stefanini

Ago e filo di sutura dimenticati nella gamba operata


Teatro Ariston, febbraio 1996: fiori, parterre stellare, milioni di TV accese. A un certo punto compare sul palco una banda di ragazzotti (o così almeno sembrano). Si capisce subito che, rispetto ai cliché sanremesi, sono degli alieni.

Si chiamano Elio e le Storie Tese (ma che razza di nome...).

La loro canzone, “La terra dei cachi”, è una piroetta in bilico fra denuncia sociale e tragicommedia. In tre minuti, con leggerezza, un elenco dettagliato di disfunzioni made in Italy.

Malasanità compresa.

«Infetto sì? Infetto no Quintali di plasma – cantano i ragazzotti - Primario sì, primario dai, primario fantasma. Io fantasma non sarò e al tuo plasma dico no. Se dimentichi le pinze fischiettando ti dirò “fi fi fi ti devo una pinza, fi fi fi fi, ce l'ho nella panza”.

Viva il crogiolo di pinze. Viva il crogiolo di panze».

Fa un errore chi guarda dall'alto in basso le canzonette: possono insegnarci più di quanto si creda. “La terra dei cachi” ci dice almeno una cosa: che nel '96 i casi di strumenti operatori dimenticati nei corpi di malcapitati pazienti erano un fatto noto a tutti.

Avevano oltrepassato i confini della cronaca, tanto che Elio e i suoi potevano fare ironia sulle “pinze” e sulle “panze”, sicuri che la gente avrebbe capito.

Sono passati più di vent'anni e nei nostri ospedali continuano a ripetersi episodi del genere. Purtroppo non c'è nulla da ridere.

Uno dei casi più recenti arriva dalla Puglia. Giuseppe (il nome è di fantasia, la vicenda no) è un anziano signore che vive in provincia di Brindisi. Ha già una protesi all'anca. Quando, cadendo, si rompe il femore sinistro, diventa necessaria un'operazione di sostituzione della protesi: altrimenti resterà invalido.

L'intervento sembra essere andato bene, ma nei mesi successivi Giuseppe ha atroci dolori alla gamba operata. Si apre un'inchiesta, viene chiesta una perizia. Nulla di nulla: nessuna anomalia rilevata. Caso archiviato. Fine. Solo che Giuseppe continua ad aver male. Un male soffocante, che lo sveglia in piena notte e gli avvelena la vita.

Così il suo avvocato insiste e dopo vari tentativi riesce a far riaprire il fascicolo e ottenere una seconda perizia.

Solo grazie a quest'analisi viene a galla la verità: i chirurghi hanno dimenticato ago e filo di sutura all'interno della gamba. Finalmente Gi


useppe viene rioperato: i corpi estranei sono rimossi, il calvario si interrompe.

Non esattamente un “lieto fine”, ma, se non altro, un ritorno alla normalità. Purtroppo. in altri casi, gli esiti sono stati ben peggiori.

Fonti

La Repubblica. “Brindisi, dimenticarono ago e filo di sutura nell'anca di un paziente operato: 4 medici indagati”. http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/04/13/news/brindisi_dimenticarono_ago_e_filo_nell_anca_di_un_paziente_operato_indagati_4_medici-162902537/?ref=search

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