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  • Franco Stefanini

Morire di parto nel 2017



Dare la vita e trovare la morte È morta di parto. In Italia. Nel 2017. Si indaga sull'errore dei medici.

Leggi. Ti fermi. Rileggi con più attenzione. E non riesci a crederci. Sai che di parto si moriva nell'800, in casa o magari in uno stanzone d'ospedale, tra l'odore del cloroformio e l'andirivieni di suore infermiere. Sai che di parto si muore ancora oggi, tra le macerie di Haiti o in qualche martoriato Stato dell'Africa sub-sahariana. Tutto questo lo sai (e già il cuore si stringe a pensarci), ma l'idea che oggi, nel tuo Paese (magari a due passi da dove abiti) una neo-mamma possa morire di parto per un errore medico ti pare inimmaginabile. Assurdo. E invece, purtroppo, a volte succede tanto che in casi come questo per coprire il vuoto di parole (e di senso) i giornali si affrettano a dirti che la procura ha aperto un fascicolo d'inchiesta. E che il Ministero della Salute ha nominato una task force per far luce sull'accaduto. È una specie di déjà-vu, perché già un anno fa un'analoga squadra aveva indagato su alcune morti sospette tra Piemonte, Lombardia e Veneto. In tre casi su quattro gli esperti avevano rilevato “errori” e “criticità” nella gestione delle emergenze. Sì, perché storie come quella di Raffaella costellano l'Italia, da Nord a Sud, in un agghiacciante rosario. Sono, per fortuna, casi rarissimi. Le statistiche parlano di 10 morti ogni 100.000 nascite. Ma in molti di questi casi pesano le responsabilità umane. Difficile spiegare ai parenti di Raffaella che il loro è stato un “caso rarissimo”. Fonti: Istituto Superiore di Sanità (Iss)

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