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  • Franco Stefanini

Anziani e salute | "Morire d'attesa"


Morire d'attesa: «Mio padre abbandonato in pronto soccorso»


Si può morire per un ritardo? Purtroppo sì. In certi casi il destino di un uomo si decide sul filo dei minuti. E quattro ore d'attesa, sulla barella di un pronto soccorso, a volte possono essere fatali.

Mario è un distinto signore di 61 anni che vive in Emilia Romagna, in una casa di risposo, nel Modenese. Di lui sappiamo poco. Non conosciamo le sue passioni, la squadra del cuore, il cantante preferito. Forse è perfino meglio così, perché per noi la storia di Mario può diventare un simbolo. Una storia simile a tante altre, senza nome.

Di lui sappiamo però una cosa: non ha particolari problemi di salute, se non qualche acciacco dovuto agli anni, e si sta avviando verso una vecchiaia serena. I parenti sono andati a salutarlo per Pasqua, trovandolo in ottima forma.

Pochi giorni dopo quell'incontro, però, Mario viene ricoverato in ospedale per un sospetto gonfiore all'addome. E qui, secondo i familiari, inizia il calvario.

L'uomo entra in pronto soccorso come codice giallo, il che dovrebbe significare un caso di media gravità: non una bazzecola, ma neppure questione di vita o di morte. Non è ben chiaro quale sia il suo problema. Le ore passano e nessuno lo visita.

Dopo un po', la figlia si accorge che le condizioni di Mario stanno nettamente peggiorando. Allarmata, corre in guardiola per chiedere aiuto. Ma l'infermiere di turno (riferirà poi la figlia) se la cava con una scrollata di spalle: “Stia tranquilla, qui siamo in ospedale: andrà tutto bene”.

Andrà tutto bene, andrà tutto bene.

Ci immaginiamo la donna, mentre si ripete mentalmente quella frase, come una preghiera, cercando di calmare l'ansia.

Ma il tempo passa, Mario respira sempre peggio e nessuno interviene. Dopo varie richieste inascoltate, finalmente i medici decidono di fare una radiografia e una tac. Pensano possa trattarsi di blocco intestinale o, peggio, di perforazione del polmone, solo che le analisi sembrerebbero escludere entrambe le ipotesi. Altro tempo, altra attesa. E nuove rassicurazioni da parte del personale: “è tutto sotto controllo”. In quelle ore tremende qualcuno (probabilmente un familiare) gira perfino un video col telefono. Non ve lo mostriamo, perché pensiamo che l'agonia di un essere umano meriti rispetto e delicatezza, ma vi possiamo assicurare che sono immagini forti. E che il peggioramento si nota a vista d'occhio.

Quando alla fine, per Mario si aprono le porte del reparto di geriatria, non resta molto da fare. Entra in coma e poco dopo muore “per una crisi cardiocircolatoria”, dicono i medici.

Si sarebbe salvato se fosse stato soccorso e assistito in tempo?

Questo lo deve stabilire la magistratura. Noi possiamo solo ricordare che essere visitati in tempi ragionevoli è un diritto e non una gentile concessione.

Fonti

Linkiesta: “Morire di malasanità in Italia. Il dramma di Mario all'ospedale di Modena”

http://www.linkiesta.it/it/article/2015/09/16/morire-di-malasanita-in-italia-il-dramma-di-mario-allospedale-di-moden/27418/


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