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  • Franco Stefanini

Mohammad muore e la notizia è postuma.



«Com'è che ti chiami?»

«Mohammad.»

«Aspetta qui.»

Metà giugno del 2008.

Mohammad sente un dolore lacerante all'altezza del petto, tanto forte da portarlo in pronto Soccorso. Entra una prima volta in quello di Chiari, provincia di Brescia, ma lo rimandano a casa.

Non sappiamo cosa gli dicano e nemmeno ci piace immaginarlo, ma non occorre un gran sforzo per arrivarci.

Il dolore non passa e, qualche ora dopo, Mohammad ci riprova.

Stesso risultato.

Ovvero: nessuno, perché lo mandano di nuovo a casa ma Mohammad sta male, malissimo e decide di andare in un ospedale più grande.

Raggiunge la città e va in quella che passa per una delle migliori strutture sanitarie d'Italia e che magari lo è davvero.

Magari non sempre, però, o magari non per tutti.

Magari quel pomeriggio di metà giugno del 2008 il pronto soccorso straripava di gente, di tutti quei pazienti che vanno in PS per un mal di denti o un ginocchio sbucciato o semplicemente per passare il tempo.

Magari i medici e i paramedici che hanno visto lui - sia quelli di Chiari sia quelli degli Spedali Civili di Brescia, erano stanchi, di più, erano lessi, distrutti da turni demoniaci, erano a pezzi e magari lo erano troppo per distinguere tra un codice verde e un rosso pronto a diventare nero.

Magari chi ha accolto lui aveva appena salvato un'altra vita.

Magari lui non ha saputo spiegarsi.

Magari loro non hanno voluto capirlo.

Al Civile gli fanno un Rx torace e poi lo mandano via dicendogli forse anche di stare tranquillo.

La lastra va in cartella e viene archiviata e non sappiamo se sul foglietto delle dimissioni ci sia scritto o meno "nessuna anomalia", così come non sappiamo molto altro.

Quello che sappiamo, e lo sappiamo ex-post, nove anni ex-post, è che Mohammad è morto la sera stessa, dopo essere stato rimandato a casa tre volte e se lo sappiamo non è perché qualcuno ha voluto raccontare la sua storia, quanto piuttosto perché il Giudice ha stabilito la responsabilità e riconosciuto un maxi risarcimento agli eredi, una moglie e quattro figli.

Un milione e trecento mila euro per colpa.

La notizia è postuma, titolata in grande e fa rumore non perché Mohammad sia morto, né perché sia morto dopo aver cercato aiuto non una ma tre volte e non in Uganda, non in un ospedale da campo sotto le bombe di Bagdad, ma a Brescia, patria del tondino nonché sede del secondo miglior ospedale italiano nella classifica stilata dall'Agenas nel 2013.

La notizia postuma fa rumore perché gli eredi di Mohammad hanno ottenuto un "maxi risarcimento" a fronte di un'anomalia inesistente (stando ai tre accessi in pronto soccorso) che invece per il giudice c’era eccome. «Dall’esame è risultata - scrive - una salienza del profilo dell’arco aortico circostanza sufficiente ad indurre i sanitari ad ulteriori approfondimenti diagnostici».

Le due strutture, titolano sempre i giornali, ricorreranno in appello continuando quasi sicuramente a dire che no, che l'anomalia non c'era.

Intanto Mohammad è morto e il giudice ha dato ragione agli eredi.

Nel frattempo, come sempre, chi ha sbagliato sta ancora al suo posto.

Fonti

Brescia.corriere

Il Giornale

TGcom24

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