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  • Franco Stefanini

La salute diseguale



Sanità ed economia: quanti e quali fili tengono assieme queste due parole (che poi non sono solo parole, ma pezzi essenziali della nostra vita)?

I legami, è evidente, sono tantissimi, più o meno dichiarati, più o meno oscuri.

Non è un caso che il Festival dell'Economia di Trento, evento che riunisce ogni anno centinaia di specialisti da tutto il mondo, abbia deciso di dedicare l'edizione 2017 al tema della salute.

Il titolo, La salute disuguale, suggerito da un libro di Michael Marmot, mette il dito in una ferita dolorosa: quella degli squilibri sanitari, che esistono tanto su scala mondiale, quanto a livello del nostro Paese.

Noi ce ne siamo occupati in diverse occasioni: ad esempio quando vi abbiamo raccontato dei migranti sanitari (le persone costrette a spostarsi per farsi curare), oppure quando, facendo nostre le conclusioni del portale Hic Rhodus, abbiamo affermato che essere poveri fa male alla salute.

Non è necessario avere un master in economia per capire di che si tratta. In teoria tutti avremmo lo stesso diritto ad accedere alle cure, senza alcuna distinzione di stato sociale o provenienza geografica: su questo punto la Costituzione e le altre leggi italiane sono ineccepibili, forse tra le più evolute al mondo.

Peccato che poi la realtà sia ben diversa.

Provate a fare un viaggio da Bolzano a Palermo e domandatevi se i servizi sanitari che incontrate, strada facendo, sono davvero gli stessi.

Qui non si tratta di compilare pagelle o appioppare maglie nere, anche perché ci siamo sempre rifiutati di assorbire in modo acritico lo stereotipo del Settentrione all'avanguardia contro il Mezzogiorno retrogrado.

Esistono decine di eccezioni, da una parte e dall'altra.

Il punto non è questo.

Il punto è che in alcune aree del Paese ci sono cittadini condannati a vivere molto peggio e molto meno degli altri, semplicemente perché da quelle parti gli standard sanitari fanno accapponare la pelle.

E questo, sì, è molto grave.

Questo ci fa indignare, infuriare, tirar fuori gli artigli.

Se non credete a quello che vi diciamo noi, potete sempre leggere l'intervista rilasciata pochi giorni fa a Tempi da Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (non esattamente un oppositore del sistema...).

Il medico riporta le conclusioni dell'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni, un organo che dal 2002 raccoglie dati dalle diverse aree della penisola e li confronta. Tanto per farsi un'idea, «in Campania e in Sicilia si ha una speranza di vita alla nascita di quattro anni inferiore al Trentino o alle Marche».

Oppure «Calabria e Campania sono le regioni in cui la spesa sanitaria pubblica pro capite è la più bassa del paese».

Poiché, dal 2001, la gestione delle politiche sanitarie è interamente competenza delle Regioni, lo Stato non riesce a intervenire. Conclusione: se sei nato a Crotone o a Torre del Greco peggio per te.

Possibile? No, disumano.

Fonti:

Tempi “La salute disuguale” http://www.tempi.it/la-salute-disuguale#.WTQOGZLyhD5

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