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Franco Stefanini

 

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  • Franco Stefanini

NEGLIGENZA in ospedale?




La definizione di oggi parla di negligenza e lo fa guardando al momento della nascita. Negligenza. Qual è il suo contrario? Il dizionario mi risponde “diligenza”.

I casi che seguiamo qui dicono: sopravvivenza, miglioramento delle condizioni di salute, benessere.

È negligente il medico che non applica i protocolli pensati per garantire il diritto alla salute del paziente.

Lo è quello che ha fretta di andare in vacanza, o di finire il proprio turno e non presta attenzione ai suoi assistiti.

Lo è l’ostetrica che vede qualcosa che non va, ma tace, temendo di essere derisa (nel migliore dei casi) o allontanata (negli altri). Lo è il sistema, che tutela i baroni e schiaccia chiunque provi a sollevare un dubbio. Lo è, più su, l’intero scenario governativo, che medita, si riunisce, studia, consiglia, promulga e promuove. Ma piano. E difficilmente fino in fondo. È negligente chi approfitta del proprio ruolo/titolo/badge per sostituire l’attenzione con il menefreghismo. Lo è chi temendo una causa esagera: intervenendo (con il bisturi o i farmaci) anche quando non servirebbe.

La diligenza è un dovere per chi ci mette le mani – o una lama – addosso. Per alcuni però sembra essere poco più di uno slogan o l’ombra di una causa per colpa grave, che l’ospedale riconosciuto colpevole pagherà per poi rifarsi sul medico, sull’equipe.

Quando la NEGLIGENZA tocca i reparti di ginecologia ostetricia, succede che un’esperienza meravigliosa come il parto si trasformi in un incubo, qualche volta un trauma. In alcuni casi, una o addirittura due perdite.

Ogni cinque casi di malasanità, uno riguarda mamme e neonati, secondo la relazione finale della commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario (2003).

Ogni centomila bambini nati vivi, 10 donne muoiono.

È una statistica e come tale è fatta di medie: in Toscana sono due, in Sicilia dodici. Ne parliamo oggi, di nuovo, dopo aver letto il bellissimo libro di Rossana Campisi, “Partorirai con dolore: affrontare gravidanza e maternità evitando le trappole del sistema italiano”.

L’autrice ha una bella penna, cita numeri, fonti, dati precisi e ha la grazia (o la diligenza) di farlo in modo piacevole: l’opera si sbrana. Duecentoquarantacinque pagine di informazioni utili e di riflessioni acute, raccontate da lei, dai medici, dalle ostetriche e dalle madri intervistate. Da leggere e non solo in gravidanza, ma per aprire gli occhi ed essere preparati.

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