Il blog di

Franco Stefanini

 

per una salute più CONSAPEVOLE

e una sanità più efficiente

e più sicura

contro gli errori perché non si ripetano

definizioni e consigli

leggi e procedure

eventi avversi e giustizia del malato

per sapere cosa fare e come comportarsi

per migliorare la sanità e il benessere di tutti

  • Franco Stefanini

La rabbia della vittima di un errore medico



È la rabbia, la cosa più difficile da gestire.

Non sono gli uffici sinistri che ti rimbalzano, non è il personale che finge sia tutto a posto, non sono i medici che mentono anche messi nell’angolo, prove alle mano, colti sul fatto.

Non sono nemmeno gli avvocati conniventi, le assicurazioni esasperanti, le cartelle cliniche fantasma che levitano da un reparto all’altro e spariscono nell’etere prima di arrivare a noi. Le attese snervanti. Le risposte ridicole.

È la rabbia.

Quella che prova la vittima, o che sentono esplodere i parenti. Ed è quella che vivo io spesso, troppo spesso.

Come nel caso di Antonio, il figlio di un uomo ammazzato da una serie di errori a cascata, uno più grave dell’altro.

Antonio mi scrisse ad Aprile del 2011.

Suo padre Giordano aveva perso trenta chili, in meno di un mese.

Prima di entrare in ospedale, era un omone: un metro e ottantacinque per quasi novanta chili di forza e determinazione. Poco dopo, sembrava un altro.

Ma era Aprile e lui ancora vivo, allora. L’amico di un amico di un conoscente per cui Antonio lavorava gli aveva fatto il mio nome e lui aveva deciso di contattarmi dal form sul sito web di COROCA.

La sua mail era concitata, secca, fatta di frasi brevi e acuminate come coltelli.

A Febbraio suo padre era stato sottoposto a un intervento per la rimozione di un polipo. Di fatto fu operato per l’errore di chi aveva eseguito (male) la colonscopia. Dimesso pochi giorni dopo, iniziò a manifestare i sintomi di una grave infezione. Gli fu somministrato un antibiotico blando associato a qualche anti-piretico: “Avrà preso freddo”, si diceva la moglie, credendo ai dottori che pensavano a una banale un’influenza.

Influenza? Con la febbre a quaranta, quarantuno? Viene da chiedersi.

Un paio di settimane più tardi, il padre di Antonio rientrò in ospedale: oltre alla febbre, stabile tra 40 e 41 gradi, l’uomo era quasi in coma. Entrato in pronto soccorso, la TAC mostrò un corpo estraneo nell’addome, che venne definito “materiale iperdenso di non univoca interpretazione”.

Era una garza, dimenticata e sfuggita alla conta.

Lo ricoverarono e subito operarono d’urgenza. Dieci giorni più tardi, la situazione non era migliorata.

Una seconda TAC rivelò la formazione di una fistola nell’intestino.

Poco più di un mese dopo la prima operazione, la famiglia decise di trasferirlo in un’altra struttura. Prima di riprendere il bisturi, si tentò una terapia alternativa e il paziente venne alimentato per via endovenosa nella speranza che la fistola potesse regredire da sola. Fallito il tentativo, l’uomo subì ripetuti interventi senza esito positivo.

Le condizioni peggiorarono e il paziente, ormai ridotto a una larva, fu nuovamente trasferito in una corsa contro il tempo in un altro ospedale, più lontano, più sicuro. Stando a quanto si augurava la famiglia. Nonostante gli sforzi e i disperati tentativi di rimediare all’effetto domino di una serie di errori, era troppo tardi e l’uomo, fra atroci sofferenze, nel Luglio dello stesso anno, morì.

L’intervento non serviva. Il corpo estraneo (la garza) non doveva essere lasciata. I medici dovevano riconoscere la setticemia in atto. E operare di conseguenza. Gli interventi dovevano essere tempestivi.

L’uomo non doveva morire. La cartella non doveva essere manomessa.

Certo, tocca a tutti, prima o poi. La medicina non è una scienza esatta, e negli ospedali lavorano esseri umani. E gli esseri umani possono sbagliare. Come per la garza dimenticata: per quanto sembri aberrante e inconcepibile, succede.

Le statistiche dicono che l’evento si verifichi ogni mille- tremila interventi. Ogni anno.

A Dicembre dello stesso anno, depositammo la querela:

“nei confronti di tutti coloro che saranno ritenuti responsabili anche a titolo di concorso in ordine al reato di omidicio colposo (Art. 589 c.p.) ai danni del sig. Bruno Giordano nonché per tutti i reati che la S.V. ravviserà in quanto esposto

Era un caso eclatante di malasanità. L’errore medico era stato reiterato, moltiplicato e acutizzato fino al decesso del paziente. Non fu facile, come non lo è mai, ma arrivammo in fondo. Come sempre, alla famiglia non fu chiesto un solo euro d’anticipo. Mai. Fino alla fine nessuno poteva conoscere l’esito.

Diciotto mesi più tardi, COROCA arrivò alla fine della prima azione, contro l’equipe responsabile della dimenticanza e delle sue fatali conseguenze e la famiglia, oltre a un risarcimento economico, ottenne giustizia.

Diciotto mesi sono un tempo record, in situazioni simili, quando l’accertamento della semplice sussistenza dei fatti di norma richiede fino a due anni.

Nessuna somma, per quanto alta, potrà mai ripagare la perdita di qualcuno che si ama, ma sapere che si trattava davvero di un errore medico e non di un caso, che non si è pazzi, che non si sta millantando, che non si è inventato nulla, questo sì, aiuta.

#quandosuccedeunerroredelmedico #larabbiaincasodierroremedico #francostefaninicontroglierrorimedici

GLI ULTIMI ARTICOLI DEL BLOG

RISARCIMENTI MEDICI

sempre al tuo fianco

Coroca Group srl 

P.IVA 02077690978

Viale della Repubblica, 193 - 59100 PRATO (PO)

NUMERO VERDE GRATUITO 800-912453

mart, merc, gio 15:00 - 18:00

I NOSTRI AMBULATORI:

* TORINO      * MILANO

* GENOVA     * ROMA​