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  • Franco Stefanini

Errori in pronto soccorso: sovraffollamento o disorganizzazione?

Aggiornato il: 5 feb 2019



Malasanità in pronto soccorso


Il pronto soccorso rappresenta spesso il primo “incontro” tra il paziente e la struttura sanitaria, è quella risorsa che può anticipare un ricovero e che si occupa delle urgenze. Tuttavia, alcuni fatti di cronaca ci mettono in allarme.

Le notizie di morti al pronto soccorso ci mettono di fronte a una domanda: esiste un problema di sovraffollamento e anche, nel caso, un problema (forse più serio) di disorganizzazione?

Iniziamo dai dati: oltre il 70% delle persone che si recano al pronto soccorso sono codici verdi; significa che manifestano problemi non gravi, la loro vita non è in pericolo e le cure necessarie sono “rinviabili”.

Il fatto che due terzi dei pazienti non sia realmente in pericolo di vita, mette in evidenza un problema abbastanza serio di sovraffollamento del pronto soccorso, con tutte le sue conseguenze, a cominciare da errori di comunicazione e, soprattutto, di valutazione.

Il sovraffollamento intensifica il ritmo e porta il personale sanitario a commettere errori con più facilità.

Ma quali sono le cause del sovraffollamento in pronto soccorso?

Anzitutto, la percezione che si ha del pronto soccorso in Italia come luogo più sicuro, anche per via della strumentazione diagnostica disponibile, ma anche la mancanza di alternative valide. Le “case della salute” – strutture alternative al pronto soccorso che offrono assistenza a pazienti che non necessitano di cure urgenti – non sono ancora una realtà così diffusa.

Un problema, quest’ultimo, che riguarda in particolare il sud Italia, dove alcune regioni con un deficit finanziario (ad esempio la Calabria) non sono ancora in grado, fra le altre cose, di risolvere l’annoso problema della carenza di personale.

C’è anche disorganizzazione, dunque: l’inefficacia (a volte) delle comunicazioni tra le ambulanze e gli ospedali per valutare la presenza di posti letto liberi e poter scegliere così la struttura più adeguata per il ricovero, ma anche la carenza di personale sanitario, contribuiscono al sovraffollamento e alle sue conseguenze negative.

Il problema del sovraffollamento, tuttavia, non può diventare un valido alibi per nessuno, nemmeno in ottica legislativa.

La sentenza della Corte di Cassazione 18100/2017 ha condannato per omicidio colposo un infermiere reo di aver valutato come codice verde un paziente deceduto dopo poche ore per arresto cardiaco.

Le soluzioni al problema dell’affollamento e della disorganizzazione del pronto soccorso (due problemi che, almeno in parte, si alimentano tra loro) esistono già, bisogna solo potenziarle.


Una novità per il 2019 (già sperimentata nel Lazio), riguarda l’abbandono dei codici colorati in favore dei numeri (da 1 a 5) per la valutazione della condizione del paziente. Ma il problema può essere risolto solo con interventi di più ampio respiro: l’accessibilità ad alternative quali le case della salute deve essere migliorata, così come la capacità di “incanalare” al meglio le urgenze (e le urgenze differibili) all’interno delle strutture adeguate.

Anche la relazione col paziente non urgente, specie dal punto di vista psicologico, può e deve essere migliorata.

In conclusione, i problemi che affliggono il pronto soccorso sono di diversa natura, e per questo bisogna agire su tutte le sponde per poter garantire un servizio più efficiente a chi ne ha bisogno.

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