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Errori medici: i danni da parto NATURALE

Aggiornato il: 5 feb 2019



Oggi parliamo di un problema sanitario che incute non poco timore e che è legato fortemente alle scelte e al rapporto che si instaura tra medico e paziente: i danni durante il parto.

Un piccolo inciso: una delle statistiche più curiose (e non positive) sui parti in Italia è quella legata a quelli cesarei, con un numero più elevato della media europea. Un dato, questo, che ci portiamo dietro dagli anni Ottanta e che soltanto negli ultimi due anni si sta avvicinando a una media più accettabile.

In Italia vi è dunque, da troppo tempo, un approccio al parto “artificiale” e poco naturale.

Ma esiste una correlazione tra la scelta, ad esempio, del parto indotto, e più in generale tra un approccio sanitario (e mentale, emotivo, da parte della mamma) di sfiducia verso la meccanica naturale della nascita, e i danni durante il parto?

Sì, una correlazione c’è. Ed è più ampia di quello che si può pensare.

Partiamo da uno dei problemi più seri che un neonato può incontrare durante la nascita e non strettamente correlato a un parto indotto: l’idrocefalo.

Le cause vanno riscontrate (tra le altre) nell’utilizzo di strumenti quali il forcipe (la “pinza” ostetrica andata in disuso a partire dagli anni Cinquanta) e la ventosa, il cui utilizzo sta calando negli ultimi anni. L’idrocefalo è una condizione che si verifica in seguito all’accumulo di liquido cerebrospinale all’interno dei ventricoli cerebrali. Il problema porta con sé conseguenze gravissime sul neonato, che riguardano la sua vita sotto tutti gli aspetti: motori, cognitivi, comunicativi.

L’idrocefalo è un rischio (anche) del parto naturale, che resta (com’è inevitabile che sia) un momento (e non il primo) rischioso nella storia di un essere umano.

È fondamentale capire che i danni ai neonati possono perdurare e causare conseguenze gravi non solo fisiche ma anche sociali. Un bambino destinato a crescere con seri problemi nella comunicazione e nella percezione è un futuro uomo che vivrà la sua vita in maniera ingiustamente incompleta, che non potrà lavorare, realizzare i suoi sogni.

Ecco perché, in certi casi, il risarcimento economico può prevedere un futuro lavorativo “mancato”; con evidenti ripercussioni economiche per la collettività.

Il parto indotto non va demonizzato in quanto può rivelarsi necessario in determinate situazioni, sia per cause fisiologiche che, purtroppo, sociali (quando ad esempio si vive lontani da una struttura ospedaliera). Ma capire quali situazioni lo richiedono realmente fa parte di quel rapporto che si instaura fra paziente (futura mamma) e medico ginecologo.

Dai test diagnostici alle ecografie durante la gestazione, le quali giocano un ruolo determinante non soltanto come emblema nella coscienza di essere genitore ma anche (e soprattutto) nell’analisi della condizione della gravidanza, il ginecologo “prende le misure” e solo allora, su misura, appunto, della singola paziente, può pianificare con cura la nascita del bambino e la salvaguardia della salute della donna. È la meticolosità e la professionalità del medico, in questo momento, a giocare un ruolo determinante per il lieto fine della gravidanza.

È importante che si crei un rapporto di fiducia e di pianificazione col ginecologo e che la futura mamma sia a conoscenza delle possibili alternative al parto indotto o al taglio cesareo, che resta un intervento chirurgico e, come tale, rischioso per le vite in gioco. Alternative quali i corsi pre-parto per ridurre il dolore e la possibilità di avvalersi dell’anestesia epidurale.

Ogni “parto” è una nascita, un caso specifico che anticipa l’unicità di ogni singola vita. Siamo unici e diversi prima ancora di nascere, lo siamo in vita e lo siamo anche nel momento in cui nasciamo, con i nostri problemi e le difficoltà che ci portiamo dietro.

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