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Farmaci e danni iatrogeni: i falsi negativi e i danni della cura

Aggiornato il: 5 feb 2019



Negli esami diagnostici può capitare di incorrere in un errore potenzialmente molto pericoloso: il falso positivo. Esistono anche i falsi negativi, ovvero diagnosi errate in cui una malattia non viene diagnosticata nonostante ci sia.

Il falso positivo è l’esatto opposto (e forse più grottesco) del falso negativo: una malattia viene diagnosticata nonostante non ci sia.

Un falso negativo è più facile da gestire.

Nonostante il grave problema di incappare in un errore del genere con la conseguenza di non seguire le necessarie cure e terapie, da un falso negativo è più facile uscire.

Perché di fronte a un falso negativo possiamo approfondire in ogni caso la situazione, effettuare altri esami (ed è quello che si tende a fare per escludere la presenza di una malattia). Quando ci si trova di fronte a un falso positivo, invece, ci viene naturale buttarci subito verso la scialuppa di salvataggio (la cura per la malattia o il problema diagnosticati).

Siamo di fronte a un medico che ci diagnostica un tumore alla pelle: il primo pensiero, forse, non è quello di dare dell’incapace al medico (o alla macchina) che ha diagnosticato la malattia.

Alcuni falsi positivi possono cambiare radicalmente la nostra vita, sia a livello psicologico che fisico. Sbagliare una diagnosi tumorale conduce il paziente in un vortice di emozioni negative, un vero e proprio trauma che non potrà essere cancellato dalla semplice correzione della diagnosi. Inoltre vi sono terapie fortemente corrosive per il nostro corpo, a cui scegliamo di sottoporci ugualmente perché ne vale la pena.

Ogni cura, del resto, come ogni farmaco che assumiamo va ad alterare l'equilibrio del nostro corpo, ma a volte questo è indispensabile per la salvaguardia della nostra salute o della vita stessa. Ma un falso positivo in campo tumorale ci mette di fronte alla chemioterapia, ovvero a una delle cure più stressanti per il fisico umano.

Una terapia che accettiamo nel momento in cui è in ballo la nostra vita, ma che non può di certo avere lo stesso valore di una pastiglia per il mal di testa presa per errore.

La specificità e la sensibilità di un esame diagnostico (che ne determinano la precisione e l'affidabilità) sono elementi complessi e gli esami diagnostici non sono infallibili.

Cosa può fare dunque un medico per prevenire i danni iatrogeni, cioè quegli effetti indesiderati, anche molto gravi, di alcuni farmaci e terapie che magari non erano necessari: i danni insomma di una cura sbagliata?

Un compito fondamentale del medico è quello di incrociare i dati dei test diagnostici con quelli di esami da laboratorio, fisici ecc., così da avere un quadro clinico più completo ed eventualmente ipotizzare la presenza di un falso positivo (così come quella di un falso negativo). Alle volte può essere necessario ripetere il test una seconda volta, anche se questo comporta un aumento dei costi, specialmente per alcuni tipi di esami.

Tuttavia, la scrupolosità è un elemento che contraddistingue la professionalità di un medico di fronte a un paziente a rischio.

Al di là del problema dei falsi positivi, la scelta della giusta terapia è fondamentale per un valido bilanciamento tra possibili effetti collaterali e benefici: un equilibrio che dovrebbe essere alla base di ogni cura.

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