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Sistema Sanitario Nazionale: eterna diatriba tra medici ospedalieri e medici di famiglia

Updated: Feb 5, 2019



Il cosiddetto “medico di famiglia” è quel professionista della medicina che, all’interno di un rapporto solitamente di fiducia, garantisce al paziente alcuni servizi gratuiti tra cui la classica visita generale (ambulatoriale o domiciliare), la prescrizione di farmaci e alcune cure di base (come le suture di ferite non gravi).

Il medico di famiglia è anche quello che richiede per il paziente esami e visite specialistiche in strutture attrezzate e che, quando lo ritiene necessario, propone il ricovero ospedaliero.

Il confronto tra il medico di famiglia e il medico ospedaliero è dunque inevitabile. Entrambe le figure sono essenziali nella gestione della salute del paziente, entrambi sono fondamentali nelle loro specifiche funzioni ed entrambi possono commettere errori (piccoli o grandi) con ripercussioni sul paziente e sull’intero sistema sanitario.

In questo botta e risposta immaginario, il medico ospedaliero potrebbe criticare il medico di famiglia per quello che, alle volte, può diventare un eccesso di prescrizioni in fatto di esami specialistici costosi. Il medico di famiglia potrebbe criticare quello ospedaliero per il poco tempo che a volte riserva al paziente durante le suddette visite specialistiche.

Il primo comportamento può essere visto come un eccesso di scrupolosità (ma fino a che punto possiamo criticare un medico che prescrive degli accertamenti in buona fede, cercando di salvaguardare la salute del suo paziente?), il secondo come un’inevitabile conseguenza della mancanza di personale sanitario (medico) all’interno delle strutture ospedaliere o, più in generale, sul territorio italiano.

Il problema della quantità insufficiente di risorse umane (medici) attualmente può riguardare entrambi gli ambiti, sia quello ospedaliero che quello privato. La FIMMG (Federazione Medici di Medicina Generale) prevede che nel 2028 andranno in pensione, tra medici di famiglia e medici ospedalieri, circa 80.000 professionisti. Il dato è preoccupante se si pensa che, sempre secondo l’analisi della FIMMG, i medici che entreranno a far parte del sistema sanitario nazionale non saranno neanche lontanamente sufficienti a ricoprire i posti lasciati vacanti per via delle uscite. La conseguenza? Milioni di persone resteranno senza medico di famiglia.

Alla base di molti di problemi che possono crearsi nel rapporto fra medico di famiglia e medico ospedaliero, se puntiamo ad esempio gli occhi sull’accusa di una richiesta eccessiva di esami specialistici, scopriamo che il problema di fondo è un altro: il tempo. È poco. E sono pochi anche i medici.

Il fulcro della questione forse è proprio la mancanza di personale: alla base insomma dell’iter sanitario che il paziente segue quando è alla ricerca di una soluzione per i suoi problemi di salute, sembra esserci proprio il vuoto, la mancanza di medici.

Un problema che si preannuncia ancora più grande in prospettiva 2028. Le difficoltà risiedono soprattutto nell’insufficiente numero di scuole specialistiche idonee a formare nuovi medici e in alcune difficoltà di accessibilità ai concorsi.

Il medico di famiglia dovrebbe garantire determinati servizi, come la visita a domicilio che molto spesso viene scaricata sulle spalle della guardia medica o, ancora peggio, su quelle ancora più cariche di lavoro del pronto soccorso.

Un’altra soluzione è indubbiamente quella di alleggerire il lavoro del medico ospedaliero, senza però che questo diventi un compromesso utile a far da paciere alla rivalità (per altro inutile, dal momento che le due tipologie di medici hanno funzioni diversi) tra medici di famiglia e medici ospedalieri.

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