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  • Franco Stefanini

Ospedale: tornare a casa troppo presto

Aggiornato il: 5 feb 2019



Quando si pensa al ritorno a casa da un ospedale, l’immagine immediata è di quelle idilliache: si torna a casa, finalmente, il male è stato estirpato e si può finalmente ritornare alla vita di sempre.

Non è così per i malati acuti e cronici, che dopo l’intervento e l’assistenza necessari in emergenza debbono affrontare molto spesso una riabilitazione e necessitano di cure e attenzioni (il termine “cares” rende bene il concetto, utilizzato fra l’altro in medicina nel mondo anglosassone) per molto tempo.

Una volta, quando una persona era colpita ad esempio da un ictus, la degenza in ospedale poteva perdurare anche per diversi mesi, questo perché un ictus può portare a conseguenze invalidanti anche gravi per il paziente.

Ma pensiamo anche a danni fisici molto seri in seguito a un incidente stradale o alle tante e svariate difficoltà che sopraggiungono nell’età anziana. Oggi, la percentuale di chi torna a casa in tempi brevissimi è notevolmente maggiore rispetto al passato; in sostanza, basta essere in grado di respirare e di mangiare.

Nascono per questo strutture – molto costose e non sempre attrezzate a dovere – che offrono un servizio di assistenza al paziente che non può permettersi per motivi economici un’adeguata assistenza domiciliare.

Tuttavia, anche di fronte a questa opportunità, il paziente invalidato in Italia continua a incontrare parecchie difficoltà, a cominciare dai problemi di mobilità (viaggi migratori in particolare dal Sud Italia verso il Nord, dove questi centri e strutture sono più numerosi. I costi, poi, non sempre sono abbordabili.

Le cause di questa sconfortante situazione, le conosciamo bene: mancanza di personale medico-sanitario e di “spazio”: posti letto e stanze in grado di ospitare per lunghi periodi i pazienti.

Alcune soluzioni ci sarebbero, a cominciare da un cambiamento di rotta – anche a livello regionale – nella gestione delle risorse destinate alla sanità, molto spesso investite male, quando non dimenticate da qualche parte in un cassetto (della memoria).

Resta fondamentale anche il rapporto tra i medici che hanno seguito il paziente durante il cosiddetto “primo ricovero” e la successiva “riabilitazione”: integrare questi due aspetti, i vari punti di vista, è fondamentale per studiare le procedure più valide per la riabilitazione di un paziente.

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