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Protesi ortopedica: la scelta della protesi giusta

Aggiornato il: 5 feb 2019


Secondo i dati del RIAP (Registro Italiano ArtoProtesi) e dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) negli ultimi quindici anni, è in aumento (e non di poco) l’impianto di protesi ortopediche (es, protesi al ginocchio) per problemi quali principalmente l’artrosi.

Si parla di un aumento consistente: circa il doppio degli interventi rispetto a quindici anni fa per quanto riguarda le protesi al ginocchio.

Sono dati, questi, che vanno a incrociarsi con altri dati per certi versi paradossali, ma per nulla nuovi in Italia soprattutto in ambito sanitario, che ci raccontano una prevalenza di interventi al nord Italia con mobilità da parte dei pazienti stessi, specie dal Mezzogiorno, per raggiungere le strutture adeguate.

Un aumento così evidente di questo tipo di interventi ci fa sorgere un dubbio: sono interventi sempre necessari?

Non siamo gli unici a esserci posti il problema.

Qualche anno fa (era il 2014) una ricerca della AHRQ (Agency for Heathcare Research and Quality) su territorio statunitense ha evidenziato che solo il 44% degli interventi (perché è bene ricordare che si tratta di interventi chirurgici, con tutti i loro rischi) per l’installazione di protesi ortopediche sono stati giudicati indispensabili. Il 34% degli interventi invece sono stati giudicati “inappropriati”, non necessari, se non addirittura dannosi.

L’innesto di una protesi ortopedica passa attraverso un intervento chirurgico, intervento nel quale si possono verificare tutta una serie di complicazioni (durante e dopo), dai problemi legati all’anestesia a quelli relativi alle infezioni, “passando” per tutti i rischi dell’intervento stesso e dei farmaci utilizzati (pensiamo alle possibili reazioni allergiche). Senza considerare le annose problematiche che riguardano il periodo (più o meno lungo) di fisioterapia durante la riabilitazione.

Il problema è che, forse, si preferisce passare alla riabilitazione dopo l’intervento piuttosto che intervenire prima con terapie alternative, fra cui la più semplice: una corretta attività fisica e una dieta sana nei casi in cui questi espedienti possono ancora fare qualcosa nei casi di obesità, malattia che è alla base di molti (e necessari) innesti di protesi ortopediche.

Abbiamo citato una ricerca americana sul tema, dove l’obesità è un dramma, ma in Italia non siamo messi molto meglio.

I numeri ci parlano di una persona su tre affetta dal problema.

Anche le cellule staminali possono permettere una rigenerazione di cellule e tessuti ed evitare così un intervento.

“Meglio prevenire che curare” è un vecchio proverbio, forse non l’ha inventato un medico, o forse sì. In ogni caso è alla base della filosofia di molti, moltissimi medici. E a me sembra un punto di vista più che giusto: semplicemente… logico.

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