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La fragilità della vecchiaia

Aggiornato il: 5 feb 2019



“La vecchiaia non è una battaglia, la vecchiaia è un massacro.”

Così descriveva la vecchiaia Philip Roth, scrittore americano, in Everyman, qualche anno fa.

E noi siamo sicuri che avesse ragione.

La vecchiaia è l’età della fragilità per eccellenza.

Più o meno rapidamente, il corpo che fino a quel momento era stato forte e reattivo si deteriora: le ossa cedono, la memoria ci tira brutti scherzi, il cuore sembra sempre sul punto di mollarci e anche fare due passi diventa un problema.

Sì, è così per tutti, si fatica a riconoscersi, soprattutto se la mente invece resta vigile e giovane.

E questo è niente, se sei in buona salute. In buona salute per come può essere la buona salute di un vecchio, s’intende.

Se sei malato però il massacro aumenta.

Se a causa di patologie varie il tuo cervello smette di essere presente e si deteriora prima del corpo, il massacro diventa isolamento e tu sei carne da macello.

Diventi ingombrante, noioso, un peso per la famiglia presa da mille impegni e per la società che deve provvedere a te.

Puoi arrivare a non riuscire più a nutrirti da solo, a lavarti. Mangiare, bere, andare in bagno da solo sono attività che ti sfuggono, sei come un bambino di cui prendersi cura totalmente.

Se hai la fortuna di avere attorno a te una famiglia che non ti vive come un peso, certamente avrai la speranza di vivere una vecchiaia dignitosa.

Se, al contrario, non ce l’hai, inizia a pregare: se ti va di lusso, finisci in un bel posto, con gente normale che si prende cura di te.

Se invece ti dovesse andare male, rischi di fare la fine di uno di quei vecchi maltrattati nell’RSA Narnali, di Prato.

Non è certo una novità leggere in cronaca di maltrattamenti agli anziani.

Ma parliamo di questo preciso caso: l’RSA si dichiara “una struttura Residenziale con annesso Centro Diurno Alzheimer a gestione mista con la ASL 4 di Prato. La struttura (dotata di 44 posti letto), ospita persone anziane non autosufficienti impossibilitate a rimanere al proprio domicilio, che necessitano di protezione diretta a integrare o sostituire la limitazione totale e stabilizzata delle loro capacità.”

“Persone anziane che necessitano di protezione.” – recita il sito, peccato che la protezione promessa si è rivelata tutto fuorché protettiva.

Dopo numerose segnalazioni, la Procura ha iniziato a indagare, installando telecamere nascoste e portando alla luce uno scenario da incubo. Di quelli che quasi quasi ti fanno venir voglia di non arrivarci nemmeno alla vecchiaia.

Si parla di tutte quelle cose che una persona normale reputa agghiacianti: insulti, furti ai danni degli anziani ricoverati. Percosse. Umiliazioni di tutti i tipi perpetrate dal personale, finalmente in manette o sotto inchiesta.

Queste sono le storie di tanti - troppi - anziani maltrattati, puniti, isolati, abbandonati su letti non rifatti, con bende e lenzuola sporche, senza cura, senza attenzioni, senza umanità, di cui leggiamo spesso - troppo spesso - sui giornali e sul web.

Hemingway scriveva che i vecchi non diventano saggi, ma attenti.

Con l’Alzheimer e mille altre patologie degenerative, però, non ci può essere attenzione. Non ci può essere preparazione. Non si possono difendere da ingiurie e maltrattamenti.

Ci vuole solo fortuna. O qualcuno vicino di umano e sensibile.

Oppure - e questa è l’opzione che preferiamo e che a oggi sembra utopia pura - un sistema sanitario popolato di gente per bene, dal quale escludere – a calci in faccia – i delinquenti. I mostri. Le piaghe che sporcano tutto, più dell’incontinenza di un anziano privo del controllo degli sfinteri.

Essere vecchi significa essere fragili e in balia di tutto e tutti. Anche quando ti immagini di essere al sicuro, dentro una struttura protetta, potresti non esserlo davvero.

Non dovrebbe, ma lo è e non perché l’intero sistema faccia schifo, ma perché ovunque lavorino esseri umani, la bassezza di pochi può rovinarne molti. E fare un massacro.

Come quello di Prato, Viterbo, Terni, Sanremo e Castiglione di Pepoli, in provincia di Bologna. Solo per citarne alcuni.

#malasanitàanziani #errorisuglianziani

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