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  • Franco Stefanini

Errori in sanità: 2 su 3 sono evitabili



Quello di cui parliamo oggi è il dato emerso nel corso di un Convegno organizzato dall'Associazione Salute e Società Onlus e dall'Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma con il Patrocinio della Regione Lazio.

Secondo gli studi effettuati sulla casistica, negli ultimi 25 anni il numero di denunce a carico dei professionisti è cresciuto del 300% e in tutta Italia le cause pendenti sono oltre 12.000, per richieste di risarcimento danni superiori a 2,5 miliardi di euro a cui si aggiungono circa 13 miliardi di spesa. Questo ci sembra un buon segno - si fa per dire - perché significa che i pazienti o i parenti dei pazienti vittime di errori medici non stanno zitti: vincono la paura di mettersi contro il dottore, il chirurgo e altre figure che in Italia vengono viste come semi-divinità e hanno cominciato a parlare delle esperienze negative, degli eventi avversi che hanno subito o ai quali hanno assistito in ospedale, in clinica, in ambulatorio.

La prassi è sempre la stessa: si entra in ospedale con la paura di uscirne in condizioni persino peggiori. Un paziente su due teme di essere vittima di errori medici in corsia. Quello che più preoccupa i pazienti è il sovraffollamento dei Pronto Soccorso, perché la maggioranza pensa che nel caos che spesso affligge i reparti di emergenza, sviste e dimenticanze possano essere più probabili. Questi timori non sono del tutto infondati: stando ai dati discussi durante il convegno “Paziente sicuro in ospedale”, organizzato dall'Associazione Salute e Società Onlus e dall'Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma con il Patrocinio della Regione Lazio, sugli otto milioni di ricoveri che si verificano ogni anno in Italia si registrano 320.000 casi di danni o conseguenze più o meno gravi per il paziente provocati da errori che in parte evitabili.

Spesso (2 volte su tre) gli eventi avversi in ospedale sono la conseguenza di un’organizzazione che fa acqua da tutte le parti, e solo in un terzo dei casi c'è reale negligenza da parte del personale sanitario.

A tal fine, per cercare di ridurre la probabilità di errori e fare tornare ai pazienti la fiducia nelle strutture sanitarie, la Regione Lazio ha emanato nuove Linee Guida per la gestione del rischio clinico in ospedale: tale documento comprende accorgimenti che vanno dalla redazione delle cartelle cliniche (scritte in stampatello e non in corsivo) all'uso di strumenti informatici per la registrazione di terapie ed esami. Spesso basterebbe veramente poco per migliorare la vita e l’esperienza del ricovero ai pazienti.

“Le situazioni in cui si può commettere un errore in corsia sono molte, ma tutti gli studi svolti a oggi indicano che la maggioranza degli sbagli potrebbe essere evitata – spiega Alessandro Boccanelli, presidente dell’Associazione Salute e Società Onlus e co-presidente della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGE) – Addirittura sembra che l'84% degli errori viene commesso redigendo la cartella clinica: il collega o l'infermiere non comprende la scrittura del medico che ha indicato la cura e questa viene modificata.

La soluzione qui è semplice: basterebbe per esempio scrivere sempre in stampatello e in modo chiaro sulle cartelle cliniche per evitare errori di interpretazione da parte del personale sanitario. Gli errori di prescrizione infatti sono responsabili in un caso su due degli eventi avversi di cui tanto sentiamo parlare in cronaca e sul nostro Blog, mentre gli errori di somministrazione sono il 26% e quelli di distribuzione il 14%.

Se su cento ricoveri si verifica una media di 4 errori, questo ha conseguenze economiche pesanti: le denunce per lesioni dei pazienti vittime di errori ospedalieri sono in crescita, con un valore medio dei sinistri di circa 40.000 euro e quasi la metà dei casi riconducibili ai reparti di chirurgia generale, ortopedia e Pronto Soccorso.

Le famose Linee Guida per il contenimento del rischio clinico stilate ed emesse dalla Regione Lazio servono a svolgere una funzione di prevenzione in cui sia possibile apprendere dagli errori commessi identificando le circostanze più a rischio e proponendo dinamiche atte a ridurre i pericoli in maniera semplice ed efficace.

Speriamo che dalle parole si passi ai fatti.

Fonte: Quotidianosanità

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